Il melograno, un frutto dai preziosi chicchi

Il melograno, un frutto dai preziosi chicchi

Di Patrizia

Siamo oramai in prossimità del Natale, e un frutto che non dimentico mai di acquistare è quello della pianta del melograno.

E’ questa una pianta antichissima, originaria dell’Asia Minore, introdotta in Europa prima dai Fenici, e successivamente dai Greci ed Arabi. Si adatta bene a diversi climi, pur prediligendo quello temperato, e viene usato sia come albero da frutta che come pianta medicinale dalle mille virtù[1].

Il nome melograno deriva dal latino malum, mela, e granatum, con semi. Il frutto di questo delizioso albero è la melagrana, una grossa bacca carnosa dalla buccia spessa, il cui colore assume toni che vanno dal giallo al rosso rosato. In ogni frutto, ricco di vitamina A e C, sono presenti circa 600 semi, ricoperti da una polpa succosa, generalmente rosso rubino, e sono raccolti in cavità separate da una membrana sottile.

Come tutte le piante antiche, anche il melograno era considerato carico di valori simbolici, quasi magico, e il suo frutto veniva usato in riti di fertilità e prosperità. Alcune dee sono state ritratte con una melograna in mano,  come Afrodite, che ne avrebbe regalato una pianta a Cipro,  rendendo l’isola feconda, o Giunone, dea del matrimonio. Infatti una melograna veniva mangiata dagli sposi greci la prima notte di nozze come augurio di un matrimonio fecondo, e a Roma le spose intrecciavano i capelli con rametti e fiori del melograno per propiziarsi ricchezza e fertilità.

Tutti i frutti ricchi di semi evocano la fecondità e l’abbondanza, e in particolare quello del melograno dalla polpa succosa rossa come il sangue, evoca anche l’energia vitale: i Babilonesi masticavano i suoi chicchi prima di una battaglia pensando di acquisire energia che li avrebbe resi invincibili.

Oltre ad essere un simbolo di fecondità lo è anche di morte, o meglio di passaggio da una dimensione ad un’altra. Gli antichi lo consideravano infatti il cibo con cui i defunti si nutrivano nell’oltretomba. Melograne d’argilla sono state ritrovate nelle tombe greche dell’Italia meridionale, e questi frutti sono stati  dipinti in alcune tombe egiziane risalenti a 2500 anni fa, compresa la tomba di Ramses IV.

Secondo un mito greco, la prima pianta di melograno sarebbe nata dal sacrificio di Dioniso. Quando questi uscì dal rifugio della coscia del padre Zeus, su istigazione della gelosissima Era venne preso dai Titani, i quali lo fecero a pezzi che poi misero a bollire  in un grande pentolone. Le gocce di sangue che si sparsero a terra la fecondarono, e da questa nacque il primo melograno.

Il frutto di questa pianta ha un ruolo importante anche nel mito di Persefone, la figlia di Demetra, dea dell’agricoltura e dei raccolti. Quando la giovanetta venne  rapita da Ade, dio degli Inferi, la madre si disperò talmente tanto che si dimenticò di far crescere la vegetazione, in particolare i cereali, portando la terra a vivere un freddo e lungo inverno, dove gli uomini morivano di fame. A questo punto intervenne Zeus, per intercessione del quale Persefone avrebbe potuto abbandonare l’Oltretomba, sennonché aveva mangiato sei chicchi di melograno: chi mangiava  del cibo dell’Oltretomba non avrebbe più potuto lasciarla. Per il bene di tutti si arrivò ad un compromesso: la fanciulla non aveva mangiato un frutto intero ma solo alcuni semi, quindi per sei mesi sarebbe tornata sulla terra e per altri sei sarebbe rimasta nella profondità di essa. E in questo mito ritroviamo il tema della morte, anche se apparente, della terra, prima durante l’inverno perpetuo e poi nel periodo in cui Persefone sta con Ade, e il tema della fertilità, rappresentato dalla felicità della madre quando riabbraccia la figlia che festeggia con il  ritorno della primavera e dell’estate.

E considerando che il Natale è la festa della nascita di un bimbo, andiamo a riguardare lo splendido tondo degli Uffizi dipinto dal Botticelli, “La Madonna della melagrana”, dove madre e figlio tengono in mano una melograna i cui chicchi rappresentano simbolo di fecondità e di salvezza  per gli uomini, ma ricordano anche gocce di sangue, e il prossimo sacrificio di Gesù. Che poi risorgerà, così come Dioniso sarà riportato in vita dal padre Zeus.

Termino ricordando che il Natale è un momento di gioia, di condivisione e di incontro, e quindi perché non portare in regalo una melograna da mangiare insieme agli amici? Simbolicamente offro una parte della mia a tutti voi augurandovi, in questo momento di passaggio, abbondanza, fertilità, fortuna.

 

 

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Mitologia classica, Garzantine gbook

[1] Già Ippocrate si era accorto delle sue qualità curative, e lo utilizzava come antibatterico, antinfiammatorio e antidiarreico.

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